Libor, Tus e Prime Rate i Vecchi Indici del Tasso Variabile

Fino a non molto tempo fa, chi aveva un mutuo a tasso variabile era “legato” a determinati indici che al giorno d’oggi non esistono più o non più utilizzati per tale settore.

Tra gli indici passati di moda ricordiamo il rendistato legato ai valori dei titoli di Stato, ormai questi mutui dovrebbero essere tutti estinti. Successivamente è stato preso in considerazione il Prime Rate ABI che rappresenta un valore equiparabile al costo delle banche applicato ai migliori clienti. Il Prime Rate ABI è divulgato dall’ABI ancora oggi.
Bisogna sottolineare comunque che chi ha un mutuo a tasso variabile con indice di riferimento del Prime Rate, rispetto all’euribor, è di non poco penalizzato, in quanto mentre l’euribor viene ricavato in base alle transazioni tra istituti di credito, il prime rate è determinato tra gli scambi tra banca e cliente, e quindi meno vantaggioso.

Ricordiamo anche il Tasso Ufficiale di Sconto (TUS), che prima dell’avvento dell’euro era un tasso nazionale, dopodiché è stato trapiantato dal tasso della BCE, in definitiva molto conveniente in quanto non risente drasticamente della volatilità dei mercati.

Altissima percentuale dei mutui a tasso variabile è l’utilizzo dell’euribor, che molti conoscono come Ribor. Infatti, l’euribor alla sua nascita, anni 90, prendeva il nome di Ribor, dopo l’introduzione dell’Euro il suo nome diventava euribor. Ad oggi, chi aveva stipulato un mutuo con riferimento il Ribor, segue il valore corrispondente del suo euribor.

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